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domenica 21 dicembre 2008

Campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia.

Il campo di Ferramonti , in Cosenza, e stato l'unico ad essere appositamente progettato e costruito per servire a tale scopo.
Il campo aveva una ricezione di 3000 posti ed era dotato di 92 baracche di tre tipi diversi.

Il primo tipo ospitava 30 persone e si estendeva su una superficie di 335 metri quadri, suddivisa in due grandi sale, con una cucina, due punti di erogazione dell'acqua e latrine comuni; il secondo, un po' piu piccolo, pari a 270 metri quadri, era destinato a otto famiglie di cinque persone, con cucina privata e latrine comuni, mentre il terzo poteva ospitare 12 famiglie di tre persone, anche in questo caso con cucina privata e sale comuni.
Si viene internati a Ferramonti per effetto delle leggi razziali ma anche per motivi di sicurezza pubblica.

Secondo il regolamento, i detenuti sono sottoposti a tre appelli (alle 9, alle 12 e alle 19), che nella maggior parte dei casi si riducono a due.

Benche proibite dal regolamento del campo, le uscite possono essere autorizzate in via eccezionale: un'eccezione che si ripete cosi spesso da allarmare nel 1943 le autorita di Roma.

I detenuti infatti hanno diritto a uscire per consultare un medico specialista, in caso di morte o malattia grave di un parente stretto o, ancora, per presentarsi a un esame o a un concorso. Infine, non esiste lavoro obbligatorio ed e permesso ricevere pacchi. Cio nonostante, Ferramonti è un campo di detenzione severo, circondato dal filo spinato, costruito in una regione insalubre, il che provocherà dei casi di malaria.

Sottolineiamo la presenza della malaria, in quanto costituisce una minaccia permanente: alla minima pioggia,l'acqua ristagna nel campo. Le condizioni igieniche sono assai mediocri.

Si può tuttavia contare su una vera infermeria e, sebbene non sia eccessivamente apprezzato, il primo medico fa comunque il suo dovere.
Quanto al cibo, si rivelera sufficiente, perlomeno sino al 1943, data in cui si registra un netto degrado. A meta agosto del 1943 la razione di pane, accompagnata da una brodaglia che assomiglia vagamente a una minestra, si riduce infatti in modo drastico a 150 grammi.
Il campo era diretto da un commissario per la sicurezza pubblica, coadiuvato da un vice, una decina di agenti e 75 uomini della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN).

Un detenuto era eletto capobaracca dai compagni e l'insieme dei capibaracca eleggeva un capocampo, l'interlocutore privilegiato della direzione. Anche in questo caso bisogna riconoscere che, per quanto severo, il campo di Ferramonti ha ben poco a che vedere con quelli nazisti.


Infatti si organizzano partite di calcio "la squadra della Germania è composta di ebrei tedeschi sfuggiti al nazismo!" , si improvvisano concerti e rappresentazioni teatrali, si aprono scuole (elementare, media e superiore).
Guardiani e internati festeggiano insieme il capodanno del 1943 e il direttore tiene un discorso di cui molti si ricorderanno a lungo: Chi lo sa? Tra un anno forse i nostri ruoli saranno invertiti, io potrei essere internato e voi i miei custodi!

Come scrive un autore di una minuziosa cronaca del campo:
Ferramonti non è Dachau, è un lager di Mussolini. Ferramonti fu certamente un campo di concentramento, ma soprattutto un campo d'attesa, un campo che isolava ma nel contempo proteggeva.

Link:

http://www.fondazioneferramonti.it/index.php

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